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COSTANTINO E ALESSANDRA
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COSTANTINO E ALESSANDRA
COSTANTINO E ALESSANDRA: NEWS
Costantino, troppo bello, troppo maschio per non piacere anche agli uomini. Il suo corpo perfetto, i suoi occhi azzurri come il cielo, la sua bocca carnosa accendevano sempre le voglie e le fantasie di moltissimi gay.
Da quando il suo fisico aveva cominciato a scolpirsi al "Santa Monica Gym Club" gli occhi di Costantino avevano incrociato sempre più spesso gli sguardi dei maschi. Talvolta furtivi, a rubare qualche dettaglio, come spesso accadeva sotto la doccia: talvolta sfacciati, a cercare conferme che puntualmente venivano disilluse. Sì, perchè a Costantino, nonostante molti tra i suoi migliori amici ci fossero omosessuali, continuavano a piacere soltanto le donne.
Non ci trovava nulla di scandaloso in quel mondo: al contrario, lo divertiva. Ormai ci aveva fatto l'abitudine: il mondo della notte era pieno di gay, come quello della moda e quello ancora più "macho" del fitness.
Quello che era difficile era fare accettare a quel mondo la sua eterosessualità. Oppure, ancora più dura, non cedere alla logica del compromesso, che in quell'ambiente era considerata la norma.
Aveva impiegato pochissimo tempo a capire come sarebbero andate le cose. A vent'anni il primo no. La prima battaglia. Lavorava già come ragazzo immagine in molti locali, di giorno faceva il modello. Incominciava a girargli per le tasche qualche soldo. Ma l'ultima conquista, il diploma ufficiale del suo successo, poteva essere una sola: la televisione.
Quanto gli sarebbe piaciuto poter dimostrare a tutti di avercela fatta.
Anche giù a Caserta, dai suoi parenti. O ai vicini di casa dei suoi genitori in Viale Molise, che un giorno sì e uno no chiedevano a mamma Rosina che lavoro facesse suo figlio.
E così, quando gli era arrivata la telefonata dagli studi di Cologno Monzese che lo invitava a fare un provino per una popolare e storica trasmissione di Canale 5, non ci poteva credere. L'entusiasmo era alle stelle.
Quella sera si era dato addirittura per malato in discoteca per dormire di più la notte e non avere la faccia distrutta. E adesso eccolo lì, in Viale Europa, nello studio di uno dei più famosi produttori di Mediaset, ancora oggi tra i decani dei programmi di intrattenimento. Costantino entra. L'altro se ne sta seduto dietro la sua scrivania e non gli toglie di occhi di dosso. Uno sguardo insistente, che crea imbarazzo perfino a uno come lui, cresciuto in Viale Brenta e Viale Molise.
"Che vuoi fare tu nella vita?" gli chiede a bruciapelo. Costantino alza lo sguardo e sostiene: "Voglio fare il cantante oppure il conduttore. Ma ho esperienza anche come ballerino. Insomma credo di poter essere usato in molti modi all'interno di uno spettacolo. E poi, glielo assicuro, sono abituato alla fatica. Ho voglia di imparare, farmi il mazzo non mi spaventa. Cerco solo che mi venga offerta una possibilità". Il produttore sorride, il suo occhio si fa più languido. "Vieni qua. Siediti sulle mie ginocchia, che potresti essere mio figlio", lo invita, facendogli capire con un gesto eloquente dove sarebbe voluto arrivare.
Costantino avrebbe voluto riempirlo di botte. Quell'uomo rappresentava quel genere di persona che lgi faceva più schifo di tutte: chi abusava del potere, chi ti faceva sentire una nullità semplicemente per la poltrona che aveva sotto il sedere.
"Non mi avvicino a te altrimenti te le spezzerei quelle ginocchia. Non potrei mai essere tuo figlio e tu lo sia molto meglio di me." Una porta sbattua in faccia a quel mondo che, qualche anno dopo, lo avrebbe consacrato alla popolarità.
Non che nella moda le cose fossero tanto diverse. Difficile per uno come lui riuscire a sopravvivere tra contumisti, addetti stampa e stilisti.
Quando consegnava il suo composit al responsabile cansting per fare qualche showroom la proposta era sempre la stessa. "Scrivimi sopra il numero del tuo cellulare. Così ci sentiamo". "Ma scusa, non hai il numero della mia agenzia? Rintracciami lì".
"Dammi il cellulare. E' meglio", gli ribattevano con aria complice. E lui ogni volta a dare il numero sbagliato.
Ormai ci ero talmente abituato che quel giorno, nello showroom di un famoso, famosissimo stilista, si era stranito di fronte alla mancata richiesta del suo numero di cellulare. "Già è difficile arrivare a quel marchio. Non mi hanno neppure chiesto il telefono. Possibilità zero", aveva concluso tra sè. E invece no. La settimana dopo già lavorava lì, in uno degli showroom più prestigiosi del Quadrilatero milanese.
Due settimane di contratto: oltre al prestigio della griffe, anche un bel colpo per il portafoglio. Un giorno lo stilista entra nello showroom. Di solito non lo faceva mai. Quanto basta per accorgersi di quel ragazzo, di quel Costantino di cui, non si ricordava più chi, qualcuno gli aveva mai parlato. "Hai mai sfilato?", gli chiede, avvicinandosi a sorpresa. "No. Faccio solo showroom". "Vieni nel mio ufficio oggi pomeriggio. Ne parliamo". Costantino non poteva crederci.Sfilare per quel marchio significava la consacrazione. Esibire come un trofeo foto della sfilata sul composit significava un guadagno assicurato per almeno sei mesi.
"Posso fare di te il nuovo Marcus Shenkemberg. Ne hai i mzzi. Vuoi?". Lo sguardo dello stilista era fin troppo allusivo. Ancora una volta il ricatto, il compromesso. "Prima mi faccia diventare come Marcus. Poi ne riparleremo". Costantino era diventato esperto nella schiacciata. soprattutto quando il servizio gli veniva servito su un piatto d'argento come in quel caso. Il giorno dopo di nuovo a piedi. Quello showroom. sogno dei modelli di tutto il mondo, per lui si sarebbe chiuso per sempre.
Incominciava a essere stanco di tutto questo. In fondo l'unico ambiante pulito, dove si sentiva davvero a suo agio, era quello dello spogliarello. Le donne almeno erano esplicite. E poi in quel caso la situazione era completamente nelle sue mani.
Non c'erano sotterfugi, richieste assurde. Come quella volta che, a una festa privata dietro la tenda un uomo tra tante donne per godersi il suo spogliarello.
"Ti do tutto quello che vuoi , se mi leghi al guinzaglio e mi fai fare il tuo cane", gli aveva detto. E pensare che quel tipo lo aveva visto tante altre volte anche in televisione, a parlare degli articoli pubblicati sul suo giornale.
Non avrebbe mai potuto immaginare certe fantasie, visto che era un uomo bello, di successo.
"L'ho visto di recente a una festa. Io ero già Costantino. E lui continua a essere il giornalista famoso che è. Quando mi ha visto è stattaiolato via, facendo finta di non conoscermi", sorride.
Per queste e mille altre esperienze che aveva collezionato in tutti quegli anni, quando il signor Lele Mora. il re degli agenti televisivi, aveva avvicinato a un locale notturno Costantino Vitagliano, il re degli spogliarelli e della vida loca, dicendogli: "Non ti sembra di essere sprecato a fare questo lavoro?", Costantino non gli aveva dato neppure retta. Quella domanda era la stessa del produttore televisivo, la stessa dello stilista. Cambiare, cambiare. Ma perchè tutti quanti erano così sicuri che lui avrebbe voluto cambiare? In fondo lui aveva successo, nel suo campo er ail numero uno. Aveva lottato per questo. "Mi sembri sprecato a fare gli spgliarelli. Potresti fare e guadagnare di più. Con fatica, certo, perchè la strada è ancora lunga. Se vuoi pensarci, i miei uffici sai dove si trovano". Eppure nello sguardo di quel tipo sembravano non esserci secondi fini. Forse valeva tentare, per l'ennesima volta. Al massimo sarebbe scattato l'ultimo no.
Oggi Costantino Vitagliano sa che avere risposto a quell'offerta è stto il più grosso colpo di fortuna della sua vita. E sa anche che non è sempre vero che una porta che si apre debba per forza nascondere chissà quali trappole. La strada è ancora lunga, aveva ragione il Mora. E lui non sa ancora dove questa strada lo porterà. Avere le idee chiare mica è così facile. E poi il marciapiede gli ha insegnato che il successo può andarsene con le stessa velocità con cui arriva. La vera forza di Costantino Vitagliano sta proprio in questa piccola, grande consapevolezza.
Dice Costantino: "Per me il Mora è come un padre. Su di noi ne ho sentite di tutti i colori. Dicono che siamo amanti, che mi sono fatto tatuare sul bicipite la L proprio per lui. Oramai alle chiacchiere non faccio più caso. Io so che nella mia vita ci sono poche persone a cui mi sento di dire grazie: Maurizio Costanzo, Maride De Filippi e Lele sono fra queste. Io so che se il vento sel successo dovesse cambiare direzione un tetto sopra la mia testa ci sarà sempre: è casa sua. E questo mi infonde tanta tranquillità. Quanto alla L del tatuaggio richiama le persone a cui mi sento più legato. Lele, certo. Ma anche mia nipote Laura. E anche Luigino. Si, Luigino Ferrario, uno dei miti della mia infanzia, vissuta in quella piccola guardiola di portineria in viale Brenta. L'hanno trovato sei anni fa alla Bovisa steso su un marciapiede, finito da un'overdose. Ai piedi aveva ancora le sue Timberland".

(fonte: Dipiù)
26-07-2004
COSTANTINO
ALESSANDRA
 
 

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